A Bologna un seminario sulle vittime dei reati intenzionali violenti

Nell’ambito delle iniziative previste durante “il viaggio legale” della Mehari di Giancarlo Siani in Emilia Romagna, organizzate da Filt-Cgil, Caraco’, Libera, Comitato IoLotto, Cgil-ER, CNAFita e Fondazione Polis della Regione Campania, si è svolto ieri, nella Sala Consiliare del Quartiere Navile, a Bologna, un seminario nel quale si è affrontata  la questione del riconoscimento di benefici di legge anche per le vittime della criminalità comune, oltre a quelli già garantiti alle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere.

Vi hanno preso parte Daniele Ara, presidente del Quartiere Navile, Mirto Bassoli, segretario regionale Cgil dell’Emilia Romagna, Domenico Ciruzzi, del comitato scientifico della Fondazione Pol.i.s., Alfredo Avella, presidente del coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità, Daniele Tissone, Segretario generale Silp Cgil, Luciano Silvestri, responsabile legalità e sicurezza Cgil nazionale e Giacomo Lamberti, componente del coordinamento campano dei familiari delle vittime, che ha presentato, sulla base della sua lunga esperienza in materia, delle slides di analisi e comparazione sulla legislazione esistente a tutela delle vittime, con il supporto di Paolo Miggiano. Ha coordinato i lavori Geppino Fiorenza, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Polis.

Fino all’anno scorso non sono stati adottati seri provvedimenti legislativi che prendessero in considerazione le vittime della “cosiddetta” criminalità comune, le cui pallottole uccidono o feriscono persone allo stesso modo delle altre riconducibili ai clan. Per dirla più efficacemente, non è possibile che la qualità o “l’appartenenza” di un killer determini la possibilità o meno per la vittima della sua violenza di avere almeno forme di  riconoscimenti e di aiuto da parte dello Stato. E ciò anche in considerazione del fatto che una Direttiva europea del 29.4.2004 impone agli Stati membri di adottare strumenti di risarcimento “equo ed adeguato” per tutte le “vittime di reati intenzionali violenti”. Tant’è che l’Italia incorre in procedure d’infrazione.

Si è quindi parlato di proposte e criticità. Già dal 2013 si era lavorato alla elaborazione di una proposta di legge che affrontasse la questione, affiancandone una seconda sulla specifica questione del “quarto grado” di parentela e affinità, che riduce in maniera considerevole i margini di intrervento a beneficio delle vittime di criminalità organizzata. Le proposte, messe a punto dall’ufficio legislativo dell’on. Valeria Valente, venivano firmate da altri 30 parlamentari e presentate alla Camera dei deputati il 16 aprile del 2014, ma attendono ancora di essere calendarizzate per il dibattito in Aula. Nel frattempo, il 7 luglio del 2016 è stata approvata la legge 122, proprio per evitare la procedura d’infrazione a cui abbiamo accennato ed altre in corso su diverse questioni.

Di fatti, quella legge fa riferimento alle vittime di reati intenzionali violenti e si propone di colmare la lacuna di cui abbiamo detto. Ma, dall’ottica dei familiari delle vittime, emergono ancora criticità rispetto a un adeguato risarcimento. Il Comitato scientifico della Fondazione Polis, in considerazione della novità legislativa intervenuta, ha preso in esame la possibilità di proporre delle modifiche alla stessa ultima legge 122/2016, debitamente illustrate in occasione del convegno di ieri.22

Condividi