C’è un’italia diversa da quella che si vorrebbe…

“C’è un’italia diversa da quella che si vorrebbe… È quella dei servi, dei venduti, degli omertosi, dei vili, dei collusi e dei camorristi… Un’italia figlia dei colletti bianchi, dei gattopardi, dei para-politici … Un’italia che non tutela la libertà d’espressione e parola…. Un’italia che tutela e da voce ad un corrotto, un lurido che, ancora continua a dire la sua… IMG_1297Un’italia che tacita chi, ha solo deciso di dire la verità nel rispetto degli altri e di se stesso, senza paura ed al di la delle minacce. Questa è l’italia… che non ha più nulla di legale, di libero, di dignitoso, d’umano… Che non tutela le persone vere … quelle che sono sempre, e da sempre, a dire senza reticenza e timore… Un’italia che non tutela chi continua a fare impegno antimafia anche nel suo lavoro d’attore… e non si presta al gioco “delle tre scimmiette” … perché sente, vede e parla… perché si è stanchi di subire e si desidera un’italia che sappia riprendersi l’identità, la dignità e la “maiuscola. Queste mie parole che forse restano parole ma acquistano senso accanto alla Mehari di Giancarlo Siani e nello stesso giorno in cui tutti insieme ricordiamo Lino Romano, un giovane che non è vero che si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato ma invece era il suo killer che non doveva essere li. Perché questa gente piano piano si sta impadronendo del nostro di mondo, della nostra di libertà”.

Giulio Cavalli – Martedì 15 ottobre alle 18 al Pan – ha chiuso gli incontri della rassegna “In viaggio con la Méhari”. Nel suo esercitare la memoria” ha ricordato Pasquale Romano, vittima innocente di camorra, nel primo anniversario della sua morte, e Giancarlo Siani, che perse la vita 28 anni trucidato dai killer della camorra. E proprio all’ombra della Mehari, le parole dell’attore, scrittore e autore acquistano più virulenza e potenza. Lui che per l’ennesima è finito nel mirino di pesanti minacce ed ormai con una vita sotto scorta. Non si è seduto durante l’oltre un’ora e mezzo di monologo perché “qualcuno ha avuto la malaugurata idea di mettere un cuscino viola sotto la poltrona”.

IMG_1298L’attore  ha snocciolato una serie di episodi e figure chiave che hanno segnato la storia del nostro paese negli ultimi trent’anni. “Una buona notizia è che la mafia si può combattere – ha esordito nella saletta del Pan – è una storia che ha 500 anni, che esiste da quando c’erano i giullari, gli arlecchino e i cantastorie della commedia dell’arte che parlavano della pateticità del potere”. Poi ha iniziato a parlare della sua odissea, di quella vita sotto scorta, che lo vede finire nel mirino della mafia nel 2005.

“Erano gli anni in cui cominciavano ad apparire i primi gruppi di fans di Totò Riina, anni in cui andava in onda una fiction come “Il Capo dei Capi”, in cui si metteva in atto il reato di favoreggiamento culturale della mafia. Poi nel 2006 stanarono Bernardo Provenzano”, prosegue nel racconto fino a tirare in ballo uomini di potere come Giorgio Ambrosoli, Michele Sindona, Roberto Calvi.

Tocca le corde del cuore Cavalli, quando ricorda Giancarlo Siani “col sorriso, col volto luminoso, quello tipico di tutti coloro che amano il proprio lavoro”, mentre a lato scorrono le immagini del giovane cronista e dei suoi articoli. Infine, un pensiero per i testimoni di giustizia, come Lea Garofalo, di cui sabato saranno celebrati i funerali a Milano, e di Lino Romano, vittima innocente un anno fa di un agguato di camorra a Marianella, a pochi passi da Scampia.

Ha terminato recitando un brano scritto per Bruno Caccia, magistrato ammazzato dall’ndrangheta il 26 giugno 1983 a Torino.

Insieme a Giulio Cavalli sono intervenuti il sindaco Luigi de Magistris: “Oggi Giulio è libero di parlare col suo teatro – ha detto – ed è per questo che con lui creeremo una mobilitazione collettiva contro le mafie, specie quelle più pericolose che si insinuano all’interno delle istituzioni”.

Presente il presidente della Fondazione Polis Paolo Siani e il vice direttore del Mattino Federico Monga che ha messo in evidenza la vasta partecipazione delle scuole al progetto In Viaggio con la Méhari e l’interesse che ha riscontrato da parte dei ragazzi per questa iniziativa. Ha concluso la serata Enrico Tedesco: “Facciamo sì che la Mehari non si fermi. Siamo solo all’inizio”.

A chiudere la kermesse le note della canzone “Mehari verde” che Nando Misuraca ha dedicato a Siani.

Sono stati degustati i prodotti provenienti dai terreni confiscati alle mafie.

La denuncia di Ciro Corona: Raid nel fondo rustico “A. Lamberti” 

Consulta :

Blog di Giulio Cavalli

Servizio Road Tv

Servizio Radio Siani

Consulta anche

Ansa

Il Mattino

Corriere del Mezzogiorno

 

Condividi