Dalla parte di Giulio Cavalli, la parola è più potente delle armi

Giulio Cavalli il 15 ottobre dovrebbe essere al Pan nell’ambito del progetto “In viaggio con la Mehari” con un suo recital di denuncia civile. Avete notato il condizionale. É un’esigenza che risponde a un profondo disorientamento.

Giulio per l’ennesima volta è finito nel mirino. É cronaca calda: nel giardino dell’abitazione della sua compagna ignoti gli hanno fatto trovare sulla balconata un revolver carico.

É una nuova minaccia, intimidazione, atto di forza criminale contro un artista, uno scrittore, un testimone del nostro tempo. Sono spaventati. Giulio mette paura. Le sue sono parole scritte e parlate che fanno male, aprono la mente, fanno pensare.

Ad agosto un pentito ha ammesso candidamente come le cosche fossero pronte a ucciderlo, simulando un incidente. Un attentato preparato nei dettagli da affiliati “senza alcun accento” con l’obiettivo di eliminare una volta per tutte quello “scassaminchia” che da anni denuncia e racconta l’infiltrazione delle mafie in Italia e all’estero.

Dal 27 aprile 2009 Giulio vive sotto scorta. A volte per “cessate esigenze” con una vigilanza saltuaria. Il tutto è iniziato quando sulla porta d’ingresso del teatro che dirigeva, in provincia di Lodi, spuntò il disegno di una bara. Ennesima minaccia dopo i furti, i messaggi di morte, le ruote tagliate, gli avvertimenti. Doveva essere a Napoli e debuttare con il recital “L’innocenza di Giulio” lo scorso 5 ottobre al Nuovo Teatro Sanità e poi il giorno seguente al teatro civico di Caserta.

L’organizzazione de “In viaggio con la Mehari” è con Giulio. Lui lo sa ma è meglio ribadirlo per dargli e darci forza. Ci speriamo. Noi lavoriamo affinché Giulio possa esserci il 15 ottobre al Pan di Napoli. Le sue parole all’ombra della Mehari di Giancarlo Siani acquisteranno più forza, più slancio, più potenza.

Ed è bello concludere con un messaggio di Paolo Siani, presidente della Fondazione Polis “Noi siamo dalla tua parte Giulio, e sentiamo come rivolte anche a noi le minacce, noi siamo al tuo fianco e siamo in tanti, non abbiamo armi per difenderti, ma le parole, la cultura, l’impegno quelli si, e a volte sono più potenti delle armi”.

 

 

 

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