Erri De Luca: “Conobbi Giancarlo, ci facemmo simpatia”

Jeans senza cintura, camicia bianca e una giacca grigia, ai piedi scarpe morbide pronte all’arrampicata. Al Pan nell’ambito de “in viaggio con la Mehari” – lunedì 7 ottobre – arriva trafelato lo scrittore Erri De Luca o meglio lo scassinatore di storie come lo definisce un pescatore greco. É lui a raccontarlo nel suo nuovo romanzo “Storia di Irene”.

Non è stato casuale invitare Erri. Si, perché nel lontano 1996 scrisse alcune intense pagine dedicate proprio a Giancarlo Siani, “un giovane sveglio che mi colpì per la sua freschezza”. Si tratta di un ricordo-incontro che lo scrittore, a modo suo, ha scolpito nel “Cronista scalzo”, un libretto praticamente introvabile uscito assieme al quotidiano il “Mattino”.

É sereno per nulla turbato dalle bordate che con vigore la firma del “Corriere della Sera” Aldo Grasso gli ha sparato contro su quattro colonne nell’articolo al vetriolo “La vanità dello scrittore No Tav perso nella notte della politica”. Alla domanda. Sorride. “Si, ho letto e che devo rispondere? Lo ringrazio mi fa solo pubblicità”.

In anticipo sul tabellino di marcia Erri vuole cominciare subito. Ha un’urgenza, un bisogno di parlare. Tocca all’avvocato Domenico Ciruzzi, presidente della Camera penale di Napoli introdurre De Luca. Lo fa parlando proprio del Cronista scalzo davanti ad una platea affollatissima. Erri De Luca sfiora per un attimo la Mehari verde di Giancarlo Siani posta in fondo alla sala. É solo un contatto, casuale. Un appoggiarsi. Un sostenersi. Un sostenere. Mentre sulle pareti scorrono gli articoli e le immagini dell’installazione artistica curata dall’architetto Antonella Palmieri comincia a parlare.

“Ho conosciuto Giancarlo nell’ 80 / 81 all’epoca tornavo da Torino ero stato in fabbrica fino all’autunno dell’Ottanta poi quella fabbrica si liberò circa di 20mila operai tutti insieme quindi quei 20mila operai tra cui c’ero io organizzammo un blocco che durò 36 giorni e 36 notti davanti a quella città dalle cento porte che era la fabbrica Fiat Mirafiori di Torino e dopo quella espulsioni venni a Napoli. Nel frattempo era capitato un terremoto da queste parti e mi arruolai come manovale in un cantiere della ricostruzione dopo il lavoro facevo un po’ di cronaca per Lotta Continua mi trovavo a portare le copie da spedire alla posta centrale, li c’era una sala per la stampa e li ho incontrato Giancarlo. E così ci siamo fatti simpatia”.

“Era più giovane e non aveva passato quello che mi era successo a me -continua lo scrittore-. Dodici anni di militanza rivoluzionaria, gli operai quindi mi vedeva come un fratello maggiore. La nostra simpatia veniva dal fatto che cercavamo di raccontare quello che si vedeva dal piano terra, direttamente sul posto. Il giornalismo italiano è stato anche bello. La nostra storia era un giornalismo d’inchiesta. Ci si buttava a cercare. Di quel giornalismo d’inchiesta ora è rimasto solo qualche residuo in qualche inchiesta di Report della Gabanelli insomma esisteva un giornalismo diffuso italiano che faceva questo servizio e lo faceva con passione, con entusiasmo e competenza. Sapeva guardare. Arrivava su di un posto il giornalista, il curioso del giornale, della cronaca e riusciva a vedere cose che neppure gli inquirenti riuscivano a vedere. Giancarlo voleva imparare, aveva la passione per farlo, la curiosità e un coraggio fisico spontaneo, naturale. Un coraggio speciale. Era un coraggio che non si appoggiava a nessun altro intorno, si appoggiava su se stesso sulle sue convinzioni, sulle sua andatura, curiosità, sorriso”.

“Era simpatico e così sono andato spesso a scarpinare  in giro in vespa con lui. Aveva una vespa non questa qua (La Mehari) non ho mai saputo che l’avesse. Quel giornalismo non c’è più. Oggi c’è un giornalismo completamente appiattito sulle notizie che forniscono gli uffici, i ministeri, i poteri costituiti. Faccio un esempio qualunque. Mi sono occupato per amicizia e fraternità da circa 8 anni di ciò che accade in Val di Susa. Una popolazione civile che a maggioranza si è opposta a quest’opera, quel buco, quella galleria. Tanto quella ferrovia, non si farà. Semplicemente perché dall’altra parte siccome è una galleria che collega due Stati bisogna che ci sia qualcuno che buchi dall’altra parte. Il presidente della Repubblica francese ha deciso che non è un’opera importante che non serve. Per non dire che non si farà ha detto che addirittura rimanderanno l’apertura del cantiere al 2030 insomma quell’opera non si farà ma i nostri poteri costituiti continuano a scavare in obbedienza al fatto che il risultato finale non conta. Tutte queste notizie mi sembrano abbastanza consistenti ma non c’è un’ informazione che sia degna di questo nome, non esiste, non la trovate da nessuna parte. Rispetto ai tempi di Giancarlo ci troviamo di fronte a una situazione di accesso all’informazione profondamente deformata e mutilata”.

“Io cerco di essere all’altezza delle parole che pronuncio con il mio comportamento e con la mia vita. É quello che faceva anche quel ragazzo che ho conosciuto e che avrei incontrato sicuramente un sacco di altre volte nei posti giusti della mia vita dove sono stato. Giancarlo l’avrei incontrato sicuramente durante la guerra in Bosnia, l’avrei incontrato nei posti dove ho messo le mie quattro ossa a sbarramento di quelle che mi sembrano delle ingiustizie come verso gli attivisti della No Tav”.

É stato poi il sindaco di Napoli Luigi de Magistris – evocato qualche attimo prima dallo stesso De Luca “sembra il messia, si dice sempre che deve arrivare” – a dialogare con lo scrittore con un intervento appassionato per niente scontato come invece è di abitudine vedere i primi cittadini.

“Ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere Erri nel 2002 organizzammo un convegno all’istituto per gli studi filosofici “tra le forme del dissenso tra riformismo e globalizzazione” dove alcuni magistrati decisero di discutere della violenza di stato all’epoca della caserma Raniero a Napoli ed Erri mi disse ma tu sei sicuro che io sono la persona più adatta per discutere insieme a dei magistrati. Noi oggi siamo molto fieri che tu caro erri sei qui con noi a sostenere quest’iniziativa di consegnare in movimento l’auto di Giancarlo Siani e percorrere quel deserto che chiude quel pezzo che tu hai scritto perché Giancarlo decise di seguire una strada che non era tanto arata da molte persone”.

“A noi fa piacere ricordare Giancarlo soprattutto per quello che è stato per un giornalista che non aveva un contratto a tempo indeterminato non era assunto al Mattino era più conveniente non scriverle alcune cose avrebbe trovato le mani tese più pronte da parte del suo stesso ordine perché quella strada quel deserto che lui insieme a Mauro Rostagno aveva deciso di percorrere è una strada che ti porta in luoghi complicati , in luoghi in cui paghi perché se scavi molto affondo fai una brutta fine”.

“Oggi bisogna lottare affinché i giornalisti scomodi non rimangano isolati, come è successo a Giancarlo e a tanti cronisti come mi è capitato di poter vedere quando facevo il magistrato in Calabria – denuncia de Magistris -. Occorre scuotere le coscienze, eliminare le zone grigie. Le mafie si vestono come noi, i figli dei boss studiano economia alla Luiss, i clan non hanno più bisogno di bombe per essere potenti”.

Nel ricordare Siani, il sindaco di Napoli ha anche fatto cenno alle minacce ricevute dall’attore Giulio Cavalli, che è sotto scorta “perchè nel giardino di casa sua hanno trovato una pistola carica” il cui recital “Esercitare Memoria” è in programma il prossimo 15 ottobre proprio al Palazzo delle Arti davanti alla Méhari di Giancarlo: “Non è giusto che un attore non possa fare teatro, noi tutti dobbiamo garantirgli sicurezza”.

E prima del sindaco era intervenuto don Tonino Palmese, vice presidente della Fondazione Polis sottolineando la dimensione evangelica di Giancarlo e di tutti quelli che professano la verità. “Il Vangelo è una bella notizia perché fedele al contenuto e all’interlocutore. Così anche Giancarlo porta la bella notizia perché è fedele al messaggio e fedele al destinatario e tale fedeltà viene ripagata con il martirio. Tra le persone del Vangelo vanno quindi annoverate Giancarlo e tutti gli uomini e le donne di buona volontà fedeli al messaggio stesso e al destinatario. Come non ricordare le parole evangeliche pronunciate da don Giuseppe Diana”.

Nel corso dell’incontro l’artista e cantautore Nando Misuraca ha suonato e interpretato la canzone inedita “Méhari verde”, dedicata proprio a Giancarlo Siani.

Ad ascoltare il dialogo tra Erri de Luca e Luigi de Magistris anche la grande attrice Isa Danieli 

La serata si è conclusa con la degustazione di prodotti provenienti dai terreni confiscati preparati dal ristorante Nuova Cucina Organizzata.

 

Leggi il testo della canzone inedita “Mehari verde” di Nando Misuraca

Consulta il Mattino dell’8 ottobre 2013

Consulta la Repubblica dell’8 ottobre 2013

Consulta il Corriere del Mezzogiorno dell’8 ottobre 2013

Guarda il servizio a cura di Napoliurbanblog 

Guarda il servizio di Radio Siani – intervento avvocato Domenico Ciruzzi

Guarda il servizio di Radio Siani – intervento Erri De Luca

Guarda il servizio di Radio Siani – intervento sindaco Luigi de Magistris

Guarda il servizio di Radio Siani – intervento Don Tonino Palmese

 

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