Giornalisti come falegnami, il dovere di raccontare e ricordare

In viaggio con la Mehari” spazio caffè d’autore. Lo scorso venerdì 4 ottobre alla presenza della giornalista de “il Mattino” Titti Marrone si è parlato – nella sala centrale del Pan – all’ombra della Mehari di Giancarlo Siani dei libri della Fondazione Polis, di vittime innocenti della criminalità, di riutilizzo di beni confiscati, di un modo diverso di fare impresa per il sociale e nella legalità e delle tante esperienze di resistenza civile. Il dibattito è stato introdotto da Geppino Fiorenza. A confrontarsi con la Marrone c’erano Silvio Perrella e Enzo D’Errico. Non sono mancate testimonianze e contributi dei protagonisti delle molte attività avviate da Polis, la Fondazione istituita oltre 5 anni fa dalla Regione Campania sui temi di familiari delle vittime innocenti, politiche della sicurezza, riutilizzo dei beni confiscati.

E’ un’emozione stare accanto alla Mehari – spiega Titti Marrone – rileggevo – come sempre mi accade di fare a settembre – gli articoli di Giancarlo e li trovo straordinari. Nei suoi scritti si percepisce forza e freschezza. Giancarlo non sovrapponeva mai le sue opinioni con la descrizione dei fatti. Lui era un vero filtro, si faceva attraversare dalla realtà e la raccontava. Narrare la realtà è quello che fanno i libri prodotti da Polis. Opere che per temi affrontati e storie raccontate sono per definizione antindustriali. Il mondo dell’editoria insegue le raccolte delle ricette della cucina”.

L’analisi appassionata di Titti Marrone va oltre : “Le parole costruiscono il racconto del dolore in un tempo in cui abbiamo perso dimestichezza con la realtà. Gli accadimenti dolorosi di Lampedusa sono l’ennesimo esempio. Quante volte quelle morti sui barconi sono finite in fondo alle cronache. La macchina dell’informazione a volte diventa infernale. C’è un’archiviazione delle storie, del dolore che si ripete. Al massimo ci si dedica una breve sui quotidiani. Proprio per questo i libri come quelli prodotti da Polis sono atti d’impegno civile verso la collettività”.

E Silvio Perrella ha posto l’accento sulla suggestione degli oggetti: “Come parlare in questo luogo senza tenere conto della presenza materiale di quest’auto, delle foto, di questi articoli di Giancarlo che scorrono, la sua scrittura che diventa materia visiva. C’ è il corpo di Giancarlo, il corpo della Mehari, il corpo della scrittura. Si è detto che Siani è morto per un reato di scrittura, è il reato di chi dice la verità e non si sottrae a quello che può essere il seguito. Nei giorni scorsi tutti siamo stati presi da una grande forza emotiva quando questa macchina ha iniziato a viaggiare e come gli oggetti di chi non c’è più cominciano a sedimentarsi. Ecco l’impegno della Fondazione Polis anche attraverso la pubblicazione dei suoi libri è un allenamento per tenere viva la memoria ed evitare che possa scivolare via. Quando penso a Siani e quando penso alle persone che non ci sono più perchè si è levata su di loro la violenza, la barbarie, penso a uno scrittore tedesco che nei calendari metteva tanti racconti. Ora racchiusi nel libro “Tesoretto dell’amico di casa renano”. Uno di questi racconti si chiama “Insperato ricongiungimento” parla di un ragazzo che fa il minatore saluta la fidanzata ma morirà mentre lavora. Passano anni e anni. La storia viene dimenticata fino a quando acquistano il terreno dell’ex miniera e scavando trovano il corpo del giovane perfettamente conservato per via dei sali e minerali della miniera. Tutti si domandano chi è? Un anziano ricorda che c’era una fidanzata. Cerchiamola. La trovano e avviene questo “insperato ricongiungimento”. Lei è ormai anziana, lui, lo sfortunato minatore invece è rimasto uguale. Perché questa storia ? Perché se c’è qualcuno che scava, che ha voglia di ritrovare può capitare che questo qualcuno trovi integra la memoria. Noi che siamo un po’ come quella fidanzata, il tempo ci è caduto addosso, la vita è continuata però quando si crea quel “insperato ricongiungimento” anche noi beneficiamo dell’energia che è rimasta. Questo discorso ci può servire anche per parlare dei libri di Polis. Mi piace quest’immagine di questo ragazzo che si è conservato integro, un paradosso del tempo e a volte può capitare che lo si incontri. Noi abbiamo portato la sua macchina e la potenza emotiva racchiusa in questo oggetto si è rivelata ed è diventata un sismografo per noi stessi e della nostra stessa emotività. Occorre ricordare e fare memoria”.

Poi è stato Enzo D’Errico, giornalista del Corriere della Sera, prendere la parola. Sulla sua strada – sul finire degli anni Settanta – ha incrociato Giancarlo Siani : “Ci incrociammo una sera entrambi per ritirare un premio per giovani cronisti chiacchierammo un po’. Non ho ricordi privati da raccontare. Leggevo i suoi articoli perché erano sempre puntuali precisi senza fronzoli, documentati. Sono una prova di una straordinaria modernità giornalistica e di linguaggio giornalistico. Così dovrebbero essere sempre gli articoli. Spesso non lo sono più. Noi giornalisti – abbiamo dimenticato – di essere falegnami e artisti o peggio i protagonisti delle notizie. Ci capita spesso e infatti non riusciamo a raccontare la realtà. Giancarlo era un buon falegname e quindi un buon cronista qualcosa decisamente diverso da un eroe, secondo me qualcosa decisamente migliore di un eroe. E sono certo che avrebbe fatta molta strada. Allo stesso tempo sono convinto che avrebbe vissuto uno spaesamento terribile quello che avvolge oggi il nostro mondo professionale. Ecco perché se un oscuro sortilegio mi concedesse il tempo di un caffè insieme gli parlerei della vita e vorrei sapere qualcosa della sua di vita quella che avrebbe voluto avere e invece gli è stata rubata. Bisogna restituire al giornalismo quel lavoro artigianale perché oggi ondeggia tra i contratti a limite dello sfruttamento e le immotivate vanità da grandi firme. Non c’è più una strada di mezzo”.

Nel corso della serata a cura della cooperativa Lazzarelle è stato offerto caffè e pasticcini ai relatori e al pubblico presente. E Paola Maisto a spiegare il progetto Lazzarelle “Siamo una cooperativa che opera nella Casa circondariale di Pozzuoli lavorano donne prive della libertà in una prospettiva di valorizzazione, inclusione e cambiamento sociale – racconta – produciamo artigianalmente la miscela del caffè Lazzarelle e offriamo un servizio di catering innovativo e creativo. Originalità e buon gusto sono alla base del lavoro sapiente e accurato delle donne di questa cooperativa”.

Il dialogo è continuato con due degli autori dei libri di Polis che brevemente hanno spiegato motivazioni, contenuto e storie raccontate. Si sono alternati gli autori Paolo Miggiano con il suo “A testa alta. Federico Del Prete: una storia di resistenza alla camorra” e Emilio Tucci e Giacomo Lamberti con “Vittime innocenti della criminalità. Tutela giuridica e misure di sostegno”.

E’ stata poi la volta del presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania Raffaele Felaco illustrare il lavoro di consulenza e supporto svolto in accordo con Polis nel seguire i familiari delle vittime innocenti. Mentre l’avvocato Celeste Giliberti anche in rappresentanza del presidente dell’ordine degli avvocati Francesco Caia ha illustrato il lavoro dello sportello di consulenza composto da otto avvocati e istituito presso Polis.

Per il coordinamento familiari delle vittime innocenti ha preso la parola Lorenzo Clemente in sostituzione del presidente Alfredo Avella-

E ancora è intervenuto Gianfranco Valiante, Presidente della Commissione regionale Anticamorra. “Camorra, mafia, n’drangheta non è una emergenza – spiega – ma una condizione del nostro paese. C’è molto da fare e occorre impegnarsi davvero tutti. In questi giorni emerge nella sua tragedia lo scempio della “Terra dei fuochi”. A chiacchiere e dietro ai microfoni siamo tutti bravi quando poi ci troviamo negli organismi e nelle esercizio delle nostre funzioni non decidiamo nulla e gli scempi si consumato nella loro drammaticità”.

Poi la testimonianza di Giovanni Durante, papà di Annalisa Durante, la 14enne uccisa a Forcella durante un conflitto a fuoco tra clan rivali il 27 marzo 2004 che si è inventato nella sede di “Piazza Forcella” in via Vicaria Vecchia, una biblioteca per ricordare sua figlia ma soprattutto per consentire ai residenti del popoloso rione di leggere libri.

E infine  Marco Limoncelli e Armando Salvemini hanno illustrato la storia di “Next”, un ristorante della camorra che finito sottosequestro e poi confiscato è rinato nel segno della legalità. Ora si chiama “Le Chic – Luxury Grill & Pub” è alla Riviera di Chaia, 273 ed è una società del gruppo CooperFin.

“Stiamo portando avanti un concetto importante – sottolinea Marco Limoncelli – la legalità conviene. I nostri dipendenti si sono resi conto che solo la luce della legalità paga: Ferie pagate, 14esima, contratti secondo le norme, contributi per la pensione, assegni familiari, ecco prima loro si sono resi conto che forse il vivere civile vale molto di più del vivere sotto le regole o sopra le regole. E’ ovvio che solo dei pazzi sfegatati come noi potevano riuscire un’impresa simile, lavoriamo 20 ore al giorno per portare avanti un messaggio importante. E’ il senso di responsabilità che ognuno di noi deve avere per dimostrare ai giovani che esistono realmente cose che vale davvero la pena impegnarsi”.

E proprio “Le Chic” a fine serata ha invitato i presenti alla degustazione del loro catering, molto apprezzato.

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