Il Pm Ardituro: “Istituzioni ipocrite, classe dirigente insensibile e assente”

Antonello Ardituro non le manda a dire. É un magistrato serio e impegnato in inchieste bollenti. Un Pm in prima linea contro la camorra dei Casalesi e soprattutto contro la malapolitica. É sua l’inchiesta del “Principe e la scheda ballerina” che ha portato in carcere l’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, ora agli arresti domiciliari. É sua anche l’indagine e il successivo dibattimento che vede come parte lese lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista ora senatrice Pd Rosaria Capacchione per le minacce e le intimidazione subite dai boss Antonio Iovine e Michele Zagaria tramite i loro legali. Il magistrato è stato ospite della rassegna “In Viaggio con la Mehari” – lo scorso 9 ottobre – al Pan per “Storie resistenti – il Quarto Calcio”. Occasione anche per parlare di altro. Bilancio della lotta alla camorra, pericolo di diventare dei professionisti dell’anticamorra, l’ambiguità della classe dirigente, egoismo sociale. Qui di seguito il suo appassionato e appassionante intervento.

ardituro“Sono emozionato e non mi capita spesso. Sono abbastanza abituato a occasioni pubbliche, però partecipare agli incontri organizzati per ricordare Giancarlo Siani ed i tanti come lui, le vittime innocenti della criminalità – confesso – anche per me che sono un operatore della magistratura entrando in questa sala accostarmi a questa autovettura, la Mehari, mi ha dato un’emozione forte nonostante sia abituato e cerco di essere sempre presente a questo tipo di iniziative”.

“La domanda di Mario Pepe è importante. Mi chiede a che punto siamo nella lotta alla camorra. Ecco per un verso dobbiamo essere soddisfatti e per un altro verso critici. Occorre dare un messaggio di speranza e collegarlo a una soddisfazione. Se riavvolgiamo il nastro e ci riportiamo a 20 anni fa credo che possiamo essere molto soddisfatti. Si è fatto un tratto di strada molto significativo nella lotta alla criminalità organizzata sia nelle aule di giustizia perché in questi 20 anni in Campania, a Napoli, in provincia di Caserta sono stati fatti passi da gigante dal punto di vista dei processi, delle sentenze, delle condanne, degli ergastoli, dei 41 bis, delle confische. Si è fatto tanto anche fuori dalle aule di giustizia con le attività, l’associazionismo, da Libera in giù”.

“Sono stati coinvolti i giovani, la cittadinanza, la popolazione: 10 anni fa, 15 anni fa, 20 anni fa esisteva molto poco di tutto questo. Occorre essere soddisfatti di un lavoro fatto con passione e con impegno di tanti e essere in grado di rifuggire dal protagonismo di alcuni. Prendo un esempio di oggi: la “Terra dei fuochi”. Il tema dei rifiuti, il tema delle bonifiche, non c’era bisogno di aspettare che un ex collaboratore di giustizia che ha iniziato a collaborare 20 anni fa andasse ad impazzare nelle televisioni per dire che c’era un problema d’interramento di rifiuti tossici”.

“Eppure se ci pensate la mobilitazione mediatica ha trascinato anche alla mobilitazione della popolazione. In questa storia c’è una grande ipocrisia delle istituzioni. Una grande ipocrisia anche della comunicazione perché che esista questo problema drammatico, che esista una seria ipoteca posta sul futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti in una vasta area della provincia di Napoli e di Caserta è un tema di cui le istituzioni hanno notizia e certezza da almeno 15 anni. Sentire in questi giorni alcune dichiarazioni, alcuni impegni fa ridere se non piangere”.

“Per certi altri versi – rifletto – bisogna approfittare della mobilitazione popolare anche se giustamente qualcuno ha fatto notare come una parte della popolazione dovrebbe fare autocritica per aver troppe volte girato la faccia dall’altra parte facendo finta di non vedere. Questo aspetto però non deve interessare più ripeto. Adesso come tutte le battaglie anticamorra bisogna pretendere dei risultati: ciò avviene se i problemi vengono affrontati con serietà. Per esempio è sbagliato fare allarmismi di carattere generale sui rifiuti tossici perché abbiamo da affrontare problemi serissimi come l’economia, l’agricoltura. É necessario andare a verificare dove ci sono veramente i problemi e solo al momento dell’accertamento prendere seri provvedimenti. É necessario che le istituzioni ci diano delle regole delle norme più adatte.

“É necessario che qualcuno metta i soldi e li spenda bene per individuare i siti e così iniziare i lavori di bonifica. Ci vuole serietà e rifuggire da una sorta di ipocrisia e protagonismo dell’antimafia d’occasione di quello che si trova a passare e quindi vuole dire una cosa che viene rimbalzata mediaticamente o quello che si è totalmente disinteressato per anni di queste vicende e solo adesso parla. Siamo a un punto importante del cammino occorre tirare le fila, bisogna avere una politica che risponde, istituzioni che rispondono”.

“Abbiamo poi un altro problema che è il solito problema il coinvolgimento della società civile. Sfiderei la prossima gli organizzatori di registrare i luoghi di provenienza dei partecipanti ai dieci eventi del Pan. Sarei contento di capire quante persone di questo quartiere (Chiaia) cosi centrale della Napoli cosiddetta bene hanno partecipato. Quante persone hanno attraversato la strada per venire qui, e dare un contributo. Quanti invece pur avendo l’occasione senza fare neppure lo sforzo di prendere auto o autobus hanno pensato a loro o alle altre cose ritenendo che questi problemi secondo loro non gli interessano”.

“C’è un problema sulla cosiddetta classe dirigente in senso ampio di una classe borghese, di una classe culturale che gira la faccia dall’altra parte, perché ritiene che questi siano problemi di alcuni: magistratura e forze dell’ordine, familiari delle vittime e delle associazioni che s’impegnano, quartieri periferici o dei comuni della provincia”.

“Ribadisco è stato davvero strategica l’idea di far svolgere gli appuntamenti al Pan perché siamo nel cuore della borghesia napoletana, della Napoli bene però credo di non sbagliarmi questi dirigenti, questo ceto sociale attraversa la strada solo per venire andare a vedere le belle mostre fotografiche, mostre di quadri. C’è una classe dirigente, una classe borghese che non si fa carico di nulla. Colmare questo gap fa avvenire un salto di qualità nella lotta alla camorra e all’illegalità se ciò non avviene il circuito pur se ampio e vasto rischia di restare autoreferenziale e nulla cambia davvero”.

Approfondisci con Storie resistenti il “Nuovo quarto calcio” per la legalità

Condividi