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La Presidente della Camera Laura Boldrini sulla Méhari di Siani

boldriniDopo le tappe napoletane presso la sede de “Il Mattino”, al Palazzo delle Arti e al Duomo con il Cardinale Crescenzio Sepe, la Mehari di Giancarlo Siani stamane è stata esposta a Roma, in Piazza Montecitorio, presso la sede della Camera dei Deputati.

Ad accoglierla, la Presidente Laura Boldrini, che visibilmente emozionata si è messa al volante dell’auto, “per trarne forza”, ha evidenziato, ai fini dell’alto impegno istituzionale al quale è chiamata. (LE FOTO)

Presenti, tra gli altri, la Presidente della Commissione Pari Opportunità Valeria Valente, il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, l’Esperto Trasversale in Sicurezza e Legalità della Regione Campania Maurizio Scoppa, il Presidente della Fondazione Polis Paolo Siani, i referenti di Libera in Campania Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese, una nutrita delegazione dei familiari dei giornalisti uccisi guidata da Alberto Spampinato, direttore di “Ossigeno per l’Informazione”, un folto gruppo di familiari delle vittime innocenti della criminalità della Campania, con a capo il Presidente del Coordinamento regionale Alfredo Avella, e una delegazione di studenti della Capitale.

“La Mehari è simbolo di buon giornalismo, di coraggio, di chi non si piega ai poteri criminali”, ha sottolineato la Boldrini, evidenziando come “il buon giornalismo sia fondamentale per una buona democrazia”. La Presidente della Camera ha posto inoltre l’accento sulla funzione del giornalismo di inchiesta, che “va preservato perché contribuisce al raggiungimento della verità” ed ha successivamente ospitato presso i suoi uffici i familiari delle vittime presenti: Luciana Riccardi (madre di Ilaria Alpi), Mario Cutuli (fratello di Maria Grazia Cutuli), Nicola De Palo, Cecilia Scrivano, Irene De Palo, Vincenzo De Palo, Giancarlo De Palo, Renata Capotorti e Gian Paolo Pellizzaro (familiari di Graziella De Palo), Aldo Toni, Alvaro Rossi e Antongiulio Domenico Rossi (familiari di Italo Toni), Giuseppe Franzosi e Cristina Puglisi (familiari di Gabriel Gruener), Manuel del Monte (familiare di Antonio Russo), Alberto Spampinato (fratello di Giovanni Spampinato e direttore di “Ossigeno per l’Informazione”), Paolo Siani (fratello di Giancarlo Siani e presidente della Fondazione Polis), Alfredo Avella (papà di Paolino Avella e presidente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità), Gianmario Siani (nipote di Giancarlo Siani), Fabrizio Avella (fratello di Paolino Avella), Lorenzo e Francesco Clemente (rispettivamente marito e figlio di Silvia Ruotolo), Giacomo Lamberti (cognato di Ciro Rossetti), Salvatore Di Bona (figlio di Antonio Di Bona), Maria Romanò (sorella di Attilio Romanò) e Serena Simonetta Lamberti (sorella di Simonetta Lamberti).

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Enzo Iacopino, il segretario generale della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi, il direttore nazionale di Libera Enrico Fontana, i referenti di Libera in Campania Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese.

Alfredo Avella ha esposto alla Presidente della Camera le principali criticità che si frappongono ad un aiuto concreto ai familiari delle vittime innocenti della criminalità: “Sono qui per portare la voce di chi voce non ne ha più perché qualcuno gliel’ha tolta: per tutte le vittime si compie il viaggio della Mehari”, ha affermato il presidente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, visibilmente commosso. “Sull’auto di Giancarlo ci sono tutte le istanze di noi familiari delle vittime: dalla riduzione dei tempi eccessivamente lunghi per il conseguimento dello status di vittima innocente della criminalità alla predisposizione di una vera forma di tutela giuridica per le vittime della criminalità comune, in Italia completamente assente nonostante le direttive europee, dal collocamento obbligatorio al lavoro negli enti pubblici e privati dei familiari delle vittime alla questione dell’accertamento dei requisiti soggettivi fino al quarto grado di parentela e affinità, che pregiudica notevolmente l’ottenimento dei benefici previsti a causa di persone di cui spesso la vittima ignora l’esistenza”.

I familiari dei giornalisti uccisi all’estero hanno posto l’accento sulla necessità di giungere all’accertamento della verità giudiziaria, rompendo il muro di silenzio che non consente, a distanza di anni, di avere neppure i resti dei propri cari. Sulla stessa lunghezza d’onda i rappresentanti di categoria Iacopino e Siddi, i quali, pur evidenziando i notevoli passi avanti compiuti negli ultimi anni dalle Istituzioni, hanno espresso l’esigenza di maggiore trasparenza e conoscenza.

La Presidente Boldrini ha definito legittime le richieste espresse, sottolineando che interesserà le Commissioni preposte per dare risposte concrete e celeri alle istanze dei familiari delle vittime. Tra queste, l’istituzione, attraverso un provvedimento legislativo, del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno, proposta da Enrico Fontana di Libera, in uno al giusto riconoscimento di vittima di mafia per le persone uccise prima del 1° gennaio 1961. Sul ruolo della Chiesa nel contrasto alle mafie si è invece espresso don Tonino Palmese: “Non è conciliabile l’essere credenti con l’essere mafiosi, occorre denunciare la doppia morale che spesso ha caratterizzato la Chiesa: Dio è dalla parte degli ultimi e delle vittime in particolare”.

La Mehari permarrà a Piazza Montecitorio fino a domani 27 novembre per poi spostarsi presso il Senato della Repubblica (28 e 29 novembre) e a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo (dal 3 al 5 dicembre).

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