L’isola della Mehari

Fa davvero strano vederne in giro tante. Gialle, verdi, rosse, bianche, blu, azzurre. Con targhe da ogni parte dell’Italia e di anni passati. Sono le Citroen Mehari, lo stesso modello dell’auto che fu di Giancarlo Siani. Lampedusa ne è piena.

Auto rara altrove, quella su cui Giancarlo venne ucciso dai killer della camorra mentre la parcheggiava è ormai simbolo di memoria. Simbolo di lotta per la legalità. Sull’isola di Lampedusa, scopro invece che è un’auto diffusa. Ordinaria, come un’utilitaria qualsiasi.

Spiegano che sono arrivate qui nel corso degli anni, quasi tutte di seconda mano. Usate, provenienti da ogni regione. La introdussero dei Marottaturisti, poi gli isolani se ne innamorarono. Tanto che un carrozziere dell’isola ha creato degli stampi da una ventina d’anni, in grado di riparare qualsiasi danno a quelle vetture particolari. E’ agile, fresca, sportiva, libera, leggera. L’auto ideale per un’isola dal clima africano, avamposto di frontiera dei drammatici sbarchi di migranti africani.

La noleggiano anche i proprietari dei rent car privati. Per loro, è il modello più richiesto. Ed allora quest’auto, che mi ricorda Siani, nei giorni del dramma delle centinaia di immigrati morti in questo mare, diventa per me anche immagine di un’isola che fa i conti con una tragedia infinita.

I morti senza nome, eritrei e somali, sono troppi. Povera gente, molte donne, bambini piccoli. Ecco, mi suona strano girare a Lampedusa per raccontare questo clima di lutto e incrociare ovunque Mehari. Quante saranno? Diverse decine, di certo. A Napoli, c’è ne una certa: quella di Giancarlo, ora in esposizione.

 Mi chiedo se è stato solo un caso che l’auto di Siani sia stata ritrovata in Sicilia. Forse, penso vedendone tante, anche quella era destinata a sbarcare a Lampedusa. L’hanno intercettata. Meglio così, si sarebbe persa nel mucchio.

di Gigi Di Fiore dal blog CONTROSTORIA  

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