Taci o Sparo

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Alle ore 17 di Venerdì 27 settembre sarà inaugurata presso il Pan in via dei Mille la mostra che accompagna “In viaggio con la Mehari”, l’auto di Giancarlo Siani.

Con l’assessore Regionale alla Cultura Caterina Miraglia
Con l’assessore comunale alla Cultura Nino Daniele
Con l’architetto Antonella Palmieri
Con Geppino Fiorenza

Ore 17 e 30 saluto del sindaco di Napoli Luigi de Magistris

Il ticchettio dei tasti di una macchina da scrivere fa da colonna sonora allo scorrere delle immagini di Giancarlo ma soprattutto del giornalismo minacciato e della libertà d’informare e raccontare.

Seguirà il dibattito “Taci o sparo! Alla scoperta del giornalismo ad ostacoli. Perché in Italia è difficile dire certe cose”.

Introduce: Ottavio Lucarelli, presidente dell’ordine dei giornalisti della Campania

Intervengono: Lirio Abbate, Giovanni Taranto, Alberto Spampinato

Ore 20 : Aperi Cena a cura di Nco (Nuova Cucina Organizzata)

 

Per la prima volta in cinquant’anni di attività la Commissione parlamentare antimafia ha svolto un’indagine specifica sui giornalisti minacciati in Italia, ascoltando le voci dei minacciati e dei dirigenti della categoria, acquisendo i dati di Ossigeno per l’Informazione e dedicando all’argomento un capitolo della sua relazione finale. E’ un fatto storico ed è un fatto politico. E’ importante sapere cosa pensano i giornalisti di questo problema e cosa propone l’Antimafia al Parlamento per arginare un fenomeno che ha assunto dimensioni preoccupanti, senza pari nel resto d’Europa”


LIRIO ABBATE

Giornalista investigativo, dal 2009 inviato de L’Espresso. Inizia nel 1990 collaborando con il Giornale di Sicilia. Dal 1997 è alla redazione palermitana dell’Ansa dove arriverà alla qualifica di capo servizio aggiunto, e dove i suoi interessi di cronaca si sono concentrati principalmente sulla mafia e la criminalità organizzata.

È stato l’unico giornalista presente sul luogo al momento della cattura del capomafia lirioBernardo Provenzano nel 2006. Per più di dieci lirioanni è stato anche corrispondente dalla Sicilia de La Stampa. Dalla cronaca giudiziaria è passato al giornalismo investigativo. Autore di note inchieste giornalistiche, è stato per queste premiato più volte.

Per l’attività svolta è stato minacciato di morte e nel settembre 2007 i poliziotti che si occupano della sua protezione hanno sventato un attentato che era stato preparato davanti alla sua abitazione a Palermo. Nell’ottobre dello stesso anno il boss stragista Leoluca Bagarella, durante l’udienza di un processo in cui era imputato, ha lanciato ad Abbate un proclama intimidatorio per alcune notizie che il giornalista aveva scritto sull’ANSA. Solidarietà gli è stata espressa anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha ricevuto anche al Quirinale.

Ha seguito i processi più importanti sulla criminalità organizzata e politica in Italia, nonché sul traffico di esseri umani in particolare sugli sbarchi degli extracomunitari nelle coste siciliane. Su questi temi ha realizzato reportage per i quali è stato anche premiato come cronista dell’anno 2003. È co-autore, con Peter Gomez, del libro “I complici”, Fazi Editore (2007), saggio su mafia e politica che ha ricevuto i premi: Capalbio, Santa Marinella e Paolo Borsellino.

GIOVANNI TARANTO

Giovanni Taranto, direttore  di ‘Metropolis Tv’, una lunga gavetta alle spalle negli anni caldi dello scontro tra la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia di Carmine Alfieri.

Amico e collega di Giancarlo Siani, per anni ha condotto inchieste giornalistiche che gli hanno procurato più di un problema. Per un lungo periodo è stato messo sotto tutela dalle forze dell’ordine per le gravi minacce ricevute dalla criminalità organizzata. Non sono mancate aggressioni e una serie di denunce temerarie per ostacolarne il lavoro. Ma le giovanni tarantopressioni, le intimidazioni non si sono fermate, anzi.

Qualche mese fa all’indirizzo della redazione di Metropoli tv, la testata  che dirige  è giunta una busta gialla affrancata. Dentro due proiettili calibro 7.65 e un messaggio intimidatorio oltre che a Taranto, ai giudici, ai pm antimafia e esponenti delle forze dell’ordine che avevano partecipato al programma settimanale condotto da Taranto “Cosa loro”, che parla degli affari della camorra nell’area vesuviana.

La vicenda è stata subito denunciata alla magistratura ed è stata resa nota dalla stessa redazione di Metropolis con il titolo: “La camorra minaccia Metropolis. Busta con proiettili per “fermare” 40 giornalisti”.

Il messaggio minatorio, stampato su un foglio A4,  era finalizzato a zittire i giornalisti e fermare i servizi scomodi che raccontano gli affari criminali e gli interessi dei boss delle province di Napoli e Salerno. Poche righe. Sgrammaticate e cariche di insulti e minacce.

E’ inutile sottolineare che la trasmissione televisiva “Cosa loro” è continuata ad andare in onda approfondendo con più vigore e forza le vicende di cui la camorra non vorrebbe che se ne parli.  Giovanni Taranto è stato ascoltato anche dalla Commissione parlamentare antimafia.

ALBERTO SPAMPINATO

Ha lavorato all’Ora, poi all’Ansa, dove attualmente è quirinalista. É il direttore e il fondatore di “Ossigeno per l’informazione”, l’osservatorio permanente della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti italiani minacciati e sotto scorta e sulle notizie oscurate con la violenza.

Nel libro C’erano bei cani ma molto seri (Ponte alle Grazie, 2009) ha raccontato la storia di suo fratello Giovanni, corrispondente deL’Ora da Ragusa, ucciso il 27 ottobre 1972, all’età di 25 anni mentre rivelava in un’inchiesta il torbido intreccio fra eversione nera, malavita e mafia in quell’angolo di Sicilia.

spampinatoNel 2007 ha lanciato la proposta di un osservatorio permanente sui cronisti italiani minacciati e sotto scorta e sulle notizie oscurate con la violenza e con questo programma è stato eletto consigliere nazionale della FNSI.

Ha scritto anche: Il giorno che uccisero mio fratello, in Vite ribelli (Sperling e Kupfer, 2007); La lezione di Ciampi (Rubbettino, 2006); Missili e mafia, con Paolo Gentiloni e Agostino Spataro (Editori Riuniti, 1985) e Operazione Milazzo(Flaccovio 1979).

Ha lavorato all’Ora, poi all’Ansa, dove attualmente è quirinalista. É il direttore e il fondatore di “Ossigeno per l’informazione”, l’osservatorio permanente della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti italiani minacciati e sotto scorta e sulle notizie oscurate con la violenza.

Nel libro “C’erano bei cani ma molto seri” (Ponte alle Grazie, 2009) ha raccontato la storia di suo fratello Giovanni, corrispondente deL’Ora da Ragusa, ucciso il 27 ottobre 1972, all’età di 25 anni mentre rivelava in un’inchiesta il torbido intreccio fra eversione nera, malavita e mafia in quell’angolo di Sicilia.

Nel 2007 ha lanciato la proposta di un osservatorio permanente sui cronisti italiani minacciati e sotto scorta e sulle notizie oscurate con la violenza e con questo programma è stato eletto consigliere nazionale della FNSI.

Ha scritto anche: Il giorno che uccisero mio fratello, in Vite ribelli (Sperling e Kupfer, 2007); La lezione di Ciampi (Rubbettino, 2006); Missili e mafia, con Paolo Gentiloni e Agostino Spataro (Editori Riuniti, 1985) e Operazione Milazzo(Flaccovio 1979).


Per approfondire l’argomento scarica l’ebook “Taci o sparo”

 

Per chi non ha potuto partecipare ecco il Video-racconto a cura dell’Ufficio stampa del Comune di Napoli